Operations 09/07/2025

Progettare Supply Chain resilienti e agili: il nuovo imperativo per le PMI

L’instabilità economica, geopolitica e climatica degli ultimi anni ha reso evidente una priorità per le PMI italiane: costruire Supply Chain resilienti e agili.

Eventi come la pandemia, la crisi energetica e la carenza di materie prime hanno mostrato quanto sia fragile la catena del valore se non adeguatamente progettata.

Tuttavia, come evidenzia l’Osservatorio Supply Chain Planning 2025, molte imprese sono ancora in ritardo nella misurazione delle performance e nella pianificazione strategica.

In questo articolo analizziamo lo scenario attuale, le principali sfide e le azioni concrete che le PMI possono adottare per affrontare un futuro sempre più instabile.

La nuova realtà delle PMI: vulnerabilità e complessità in aumento

Negli ultimi anni, le PMI italiane si sono trovate esposte a una serie continua di shock esterni: crisi sanitarie, instabilità geopolitica, eventi climatici estremi, volatilità normativa. Le catene di fornitura, un tempo relativamente stabili, si sono rivelate fragili. Non si tratta più di gestire singoli shock occasionali: il rischio è diventato sistemico.

Le conseguenze sono note: ritardi negli approvvigionamenti, aumento dei costi logistici, carenze di materie prime, fluttuazioni improvvise della domanda. In questo contesto, la capacità di reagire rapidamente diventa un fattore competitivo. Eppure, solo il 6,7% delle piccole imprese italiane ha adottato strategie di nearshoring, contro il 71,9% delle grandi imprese (ISTAT). Un dato che riflette la difficoltà di affrontare la complessità con strumenti adeguati.

Molte PMI, focalizzate sulla gestione quotidiana, si sono trovate senza strumenti adeguati per affrontare questa complessità crescente. Mancano:

  • piani di continuità,
  • monitoraggio dei fornitori
  • sistemi di pianificazione dinamica

Queste mancanze hanno reso evidenti vulnerabilitàinvisibili fino al momento in cui si trasformano in blocchi produttivi o perdite commerciali.

Affrontare questo scenario richiede un cambio di mentalità: non si tratta più di tamponare emergenze, ma di progettare supply chain capaci di adattarsi, resistere e reagire

La nuova normalità impone alle PMI italiane di affrontare la supply chain come un asset strategico da governare in modo proattivo, e non come una semplice funzione operativa da gestire a margine.

Per molte imprese, è una questione di sopravvivenza.

Resilienza e agilità: cosa significano davvero per una PMI

Parlare di resilienza e agilità è diventato quasi un riflesso automatico. Ma per una PMI italiana questi concetti devono tradursi in azioni concrete.

Resilienza significa essere in grado di mantenere operatività e continuità anche in presenza di eventi imprevisti. Non si tratta solo di assorbire uno shock, ma di riuscire a garantire forniture, produzione e servizio clienti senza interruzioni gravi.

Agilità, invece, è la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti, modificando piani, rotte di approvvigionamento, priorità produttive in tempi stretti. In altre parole: saper virare al momento giusto, senza perdere il timone.

È necessario trovare un equilibrio operativo:

  • Per una PMI, investire solo sulla resilienza rischia di creare rigidità.
  • Puntare solo sull’agilità può rendere instabili i processi.

Serve costruire supply chain robuste, ma con margini di manovra concreti. Avere piani di backup non basta: serve allenarsi ad applicarli, in modo rapido ed efficace.

La gestione della Supply Chain nelle PMI italiane

Il quadro che emerge dall’Osservatorio Supply Chain Planning 2025 è chiaro: molte PMI italiane sono ancora lontane da una gestione strutturata e consapevole della propria supply chain.

  • Solo il 41% delle PMI misura regolarmente le performance di pianificazione, monitorando indicatori chiave come tempi di consegna, accuratezza delle previsioni di domanda o livelli di servizio ai clienti.
  • Ancora più critico il dato sull'adozione di strumenti evoluti: meno del 20% utilizza sistemi di analisi predittiva o di simulazione scenariale.
  • In oltre il 60% dei casi, le attività di supply chain planning si basano ancora su strumenti manuali o su fogli di calcolo non integrati. Questo significa operare senza una visibilità completa sui rischi, sulle opportunità e sulle dinamiche reali della catena di fornitura.

L’assenza di una misurazione sistematica rende impossibile anticipare i problemi. Le PMI si trovano spesso costrette a rincorrere gli eventi, anziché governarli. Usando una metafora molto nota, è come "navigare in mare aperto senza bussola": si può andare avanti finché il tempo regge, ma al primo cambiamento di rotta rischia di saltare tutto.

La misurazione delle performance è il punto di partenza per costruire una supply chain più resiliente, più agile e, in ultima analisi, più competitiva.

Quali sfide devono affrontare le PMI italiane

Costruire una Supply Chain resiliente e agile non è semplice, soprattutto per le PMI che devono affrontare sfide multiple e simultanee.

  • Volatilità della domanda. I cicli di mercato si sono accorciati. Le variazioni improvvise nella domanda mettono sotto pressione i piani produttivi e gli approvvigionamenti.
  • Scarsità di materiali. La competizione globale per materie prime e componenti strategici è aumentata, rendendo più difficile e costoso garantire forniture stabili.
  • Aumento dei costi logistici. Le tariffe di trasporto, sia marittime che terrestri, sono diventate più volatili e imprevedibili, comprimendo i margini delle PMI.
  • Dipendenza da pochi fornitori. Molte imprese italiane si affidano ancora a un numero limitato di partner, spesso concentrati in aree geopoliticamente instabili, aumentando il rischio di blocchi.
  • Pressioni normative. L’introduzione di nuovi standard di sostenibilità e tracciabilità, come la CSRD, richiede investimenti in sistemi di monitoraggio lungo tutta la catena di fornitura.
  • Carenza di competenze. La gestione avanzata della supply chain richiede competenze tecniche e gestionali che molte PMI faticano a reperire o a sviluppare internamente.

Affrontare queste sfide richiede uno sforzo strategico e operativo congiunto: non bastano iniziative spot o correzioni tattiche. Serve ripensare il modo in cui la catena di fornitura viene progettata, monitorata e gestita, mettendo al centro la capacità di prevedere, reagire e adattarsi.

Strategie per rafforzare resilienza e agilità

Le PMI che vogliono rafforzare la propria supply chain non possono limitarsi a buone intenzioni o a interventi parziali. Serve riprogettare in modo sistemico l'intera catena di fornitura.

Mappare i rischi

Il primo passo è costruire una mappa chiara delle vulnerabilità: fornitori critici, dipendenze geografiche, punti di snodo logistici. Senza questa fotografia, ogni tentativo di rafforzamento resta approssimativo.

Diversificare i fornitori

Ridurre la dipendenza da un unico partner o da un'unica area geografica è essenziale. Non sempre è possibile delocalizzare tutto vicino, ma ampliare il portafoglio fornitori aiuta a distribuire il rischio.

Investire in sistemi digitali

Strumenti di demand forecasting, supply chain visibility e scenario planning consentono di anticipare le criticità invece di inseguirle. Anche soluzioni modulari o su cloud sono oggi accessibili per molte PMI.

Definire KPI specifici

Non basta misurare i tempi di consegna o il livello di scorte. Occorre introdurre indicatori capaci di leggere la resilienza (tempo di recupero dopo un'interruzione) e l'agilità (velocità di adattamento ai cambiamenti).

Costruire piani di continuità operativa

Avere scenari di emergenza già pronti consente di reagire rapidamente a shock imprevisti, senza dover improvvisare sotto pressione.

Rafforzare le competenze manageriali

La resilienza si costruisce anche con le persone giuste. Investire sulla formazione interna o ingaggiare manager esperti può accelerare il salto di qualità necessario.

Adottare un approccio dinamico

Nessuna strategia è definitiva: le PMI devono allenarsi a rivedere periodicamente le proprie scelte, a leggere i segnali deboli del mercato e a correggere la rotta prima che diventi obbligato farlo.

Il ruolo cruciale della digitalizzazione nella Supply Chain delle PMI

Digitalizzare la supply chain non è più una questione di competitività futura: è un requisito minimo per restare operativi oggi. E non si tratta solo di grandi investimenti o di soluzioni complesse: anche le PMI possono, e devono, puntare su strumenti accessibili e scalabili.

Tre tecnologie stanno facendo la differenza, anche per le imprese di dimensioni ridotte:

1. Demand Sensing

Non si tratta solo di prevedere la domanda, ma di rilevare cambiamenti in tempo reale, integrando dati provenienti da fonti diverse (ordini, trend di mercato, dati meteo, eventi globali). Il Demand Sensing aiuta a correggere rapidamente le previsioni tradizionali, aumentando l'accuratezza e riducendo il rischio di stock-out o sovrapproduzione.

2. Inventory Optimization

Ottimizzare le scorte significa gestire in modo dinamico i livelli di magazzino, adattandoli non solo alla domanda prevista ma anche alle variazioni effettive del mercato. Tecniche di inventory optimization consentono di mantenere disponibilità adeguata minimizzando gli immobilizzi di capitale e i costi di gestione.

3. Supply Chain Visibility

Avere una visione completa e aggiornata di tutta la catena di fornitura (fornitori, magazzini, trasporti) consente di individuare colli di bottiglia, ritardi e rischi prima che impattino la produzione o le consegne. Una supply chain visibile è una supply chain più controllabile e reattiva.

Secondo l'Osservatorio Supply Chain Planning, le PMI che hanno investito anche solo in soluzioni modulari o cloud-native in queste aree hanno mostrato una capacità di reazione agli shock superiore rispetto a chi continua a operare manualmente.

Digitalizzare significa mettere i dati al centro delle decisioni. Senza visibilità e senza reattività, ogni tentativo di resilienza rischia di restare sulla carta.

Come iniziare: roadmap per PMI

Costruire una supply chain resiliente e agile richiede metodo e azione concreta. Non serve partire da soluzioni complesse: anche un percorso graduale, se ben strutturato, può fare la differenza. Ecco i quattro passaggi fondamentali:

1. Analizzare la situazione attuale

Mappare la catena di fornitura esistente (fornitori, magazzini, trasporti, tempi di consegna) aiuta a comprendere dove si trovano punti di forza e aree critiche. Una visione realistica è la base per ogni scelta.

2. Identificare rischi e vulnerabilità

Individuare le dipendenze geografiche, i fornitori unici, i colli di bottiglia logistici e le aree senza piani di emergenza. Classificare i rischi in base alla loro probabilità e impatto.

3. Definire obiettivi misurabili

Fissare traguardi concreti e monitorabili, ad esempio ridurre il lead time, aumentare il tasso di consegne puntuali, o diversificare del 30% la base fornitori entro 12 mesi.

4. Prioritizzare gli investimenti

Concentrarsi sugli interventi con impatto immediato: visibilità sui flussi, digitalizzazione delle previsioni, riduzione della dipendenza da singoli nodi. Meglio pochi progetti chiari che piani complessi irrealizzati.

5. Dotarsi delle competenze necessarie


Affrontare il nodo delle competenze

Per mettere in pratica ogni fase della roadmap servono competenze specifiche.

Analisi dei flussi, valutazione dei rischi, definizione degli obiettivi e scelta degli investimenti richiedono esperienza verticale.

Il problema è noto: molte PMI italiane non hanno un manager esperto di supply chain in organico. Senza una figura competente, molte azioni restano sulla carta. Affrontare il nodo delle competenze significa agire su due fronti:

1. Formare le risorse interne, costruendo competenze gestionali e digitali mirate, anche partendo da ruoli operativi già presenti in azienda.

2. Integrare figure esterne qualificate, quando non è possibile investire da subito in una risorsa dedicata. In questi casi, un fractional Supply Chain Manager, presente in azienda per un numero definito di giornate al mese, può guidare la trasformazione con approccio pratico, esperienza maturata sul campo e costi sostenibili.

Per molte PMI questa è la strada più efficace per colmare il divario tra consapevolezza e azione.

Conclusione

L’instabilità è diventata una condizione strutturale. In questo scenario, rafforzare la resilienza e l’agilità della supply chain non è più una scelta tattica, ma una leva strategica.

Pianificazione, tecnologia e visione servono, ma da sole non bastano. Senza competenze adeguate, ogni piano resta incompleto.

Affrontare questo nodo è il passo decisivo per trasformare l’incertezza in capacità operativa e continuità aziendale.

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