ESG - Sostenibilità 18/08/2025

Decarbonizzazione PMI: strategie, vantaggi e competenze

La transizione verso modelli produttivi a basse emissioni non è più un tema di sola compliance normativa. Sempre più PMI vedono nella decarbonizzazione un’opportunità strategica per migliorare competitività, attrarre clienti e accedere a nuovi mercati.

Restano però, oltre ai limiti finanziari, ostacoli legati alla capacità di pianificare interventi credibili, misurare le emissioni e rendicontare i risultati. In questo articolo analizziamo gli strumenti e le competenze chiave per impostare percorsi concreti e sostenibili.

Perché il tema è centrale oggi

La decarbonizzazione sta cambiando il modo in cui le PMI europee guardano alla sostenibilità.

Secondo il Climate Transition Barometer 2025 di Boston Consulting Group e Argos Wityu, l’85% delle imprese considera la riduzione delle emissioni un’opportunità strategica, con un balzo di 18 punti percentuali in un solo anno - BCG/Argos Wityu 2025. Significa che la transizione ecologica non è più percepita solo come un obbligo normativo, ma come leva di crescita e posizionamento competitivo.


PMI oltre la compliance: sostenibilità come vantaggio competitivo

Oggi le imprese non guardano più alla sostenibilità come a un costo imposto dalle regole. Le scelte strategiche sono sempre più spinte da due driver principali:

  • i requisiti normativi, indicati dal 76% delle aziende,
  • la domanda di mercato, segnalata dal 63%, in particolare nei rapporti B2B - GreenReport 2025

In alcuni settori la transizione è già realtà: nell’agroalimentare, ad esempio, la quota di imprese che considera la decarbonizzazione un’opportunità è passata dal 50% del 2024 all’80% nel 2025 (BCG/Argos Wityu 2025).

In sintesi: la sostenibilità è ormai una condizione di accesso ai mercati, non solo un fattore reputazionale.


Opportunità e limiti finanziari 

I vantaggi della decarbonizzazione sono concreti e misurabili (Agenda Digitale 2024):

  • maggiore efficienza energetica,
  • riduzione dei costi operativi,
  • accesso a nuovi mercati,
  • attrazione di talenti qualificati.

Strumenti a disposizione delle PMI

Per sostenere questi investimenti esistono canali di finanziamento specifici:

- PNRR e fondi europei: in Italia molte misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinano risorse alla transizione ecologica, con bandi mirati su efficienza energetica, rinnovabili e processi a basse emissioni.

- Crediti d’imposta e incentivi fiscali: strumenti già noti alle imprese, applicabili anche agli interventi di decarbonizzazione e innovazione sostenibile.

- Finanza agevolata e green bond: a livello europeo sono sempre più diffusi strumenti bancari dedicati a progetti sostenibili, con condizioni più favorevoli per chi dimostra un impatto positivo su emissioni e ambiente.

- Garanzie pubbliche: in Italia, fondi come il Fondo Centrale di Garanzia possono agevolare l’accesso al credito anche per investimenti green.

Le condizioni di accesso

Questi strumenti spesso richiedono documentazione complessa e requisiti preliminari, ad esempio:

- piani di sostenibilità dettagliati,

- indicatori chiari di riduzione delle emissioni,

- certificazioni ambientali o rating ESG riconosciuti,

- un business plan che dimostri la sostenibilità economica oltre che ambientale.

La sfida per le PMI italiane

I fondi esistono ma non sempre sono facilmente accessibili. Le PMI italiane, rispetto a quelle di altri Paesi europei, risentono di una maggiore difficoltà burocratica e di minore capacità di strutturare progetti complessi. Questo si traduce in un paradosso: risorse disponibili ma sotto-utilizzate.

Il Rapporto Regionale PMI di Confindustria conferma inoltre che la leva finanziaria delle imprese è in aumento e il rischio creditizio tende a crescere.

In sintesi: chi vuole investire nella transizione deve non solo individuare le risorse finanziarie disponibili, ma anche dotarsi di competenze e strumenti per presentare progetti solidi, misurabili e credibili.


Roadmap e valutazione dell’impronta carbonica

  • Quasi la metà delle PMI europee (48%) ha già avviato investimenti in decarbonizzazione.
  • Tra queste, un terzo (32%) ha definito una roadmap strutturata, un dato triplicato rispetto al 2023 (BCG/Argos Wityu 2025).

Perché serve una roadmap di decarbonizzazione

Una roadmap di decarbonizzazione non è un documento formale, ma uno strumento operativo che permette di:

- fissare obiettivi misurabili (riduzione % delle emissioni entro una certa data),

- stabilire priorità tra gli interventi (ad esempio efficienza energetica prima, rinnovabili dopo),

- definire un calendario realistico, allineato a risorse e vincoli finanziari,

- comunicare agli stakeholder l’impegno ambientale in modo trasparente.

In sintesi, senza una roadmap le azioni restano episodiche e difficili da monitorare.

La valutazione dell’impronta carbonica

Sempre secondo il Climate Barometer BCG/Argos Wityu 2025, il 65% delle aziende non ancora attive intende misurare la propria impronta carbonica entro i prossimi tre anni.

Misurare la carbon footprint significa calcolare le emissioni di CO₂ e di altri gas serra generate dalle attività aziendali.

Per le PMI esistono diversi standard e metodologie, tra cui:

- GHG Protocol (Greenhouse Gas Protocol): lo standard internazionale più diffuso, che distingue tra emissioni dirette (Scope 1), indirette da energia (Scope 2) e da catena del valore (Scope 3).

- ISO 14064: normativa internazionale per la quantificazione e rendicontazione delle emissioni.

- Carbon Footprint Italia: iniziativa nazionale che supporta le imprese nella certificazione volontaria della propria impronta carbonica.

Strumenti pratici per le PMI

Molte PMI temono che la misurazione sia complessa o costosa. In realtà oggi esistono:

- piattaforme digitali semplificate, che guidano l’azienda passo dopo passo nell’inserimento dati e nella generazione di report,

- consorzi e associazioni di categoria, che offrono servizi condivisi per abbattere i costi,

- competenze manageriali specializzate, che guidano e supportano l'azienda nella fase di misurazione e reportistica 

Differenze tra PMI e grandi aziende

Le grandi imprese sono spesso obbligate da normative come la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) a rendicontare le emissioni in dettaglio.

Le PMI non sempre ricadono in questi obblighi, ma subiscono pressioni indirette:

- da clienti corporate che richiedono dati di sostenibilità lungo la supply chain,

- da banche e investitori che premiano chi misura e riduce le proprie emissioni,

- da mercati esteri che impongono standard ambientali più stringenti.

In sintesi, anche se non vincolate direttamente, le PMI che si attrezzano per misurare e comunicare la propria impronta carbonica ottengono un vantaggio competitivo.


Competenze ESG e ruoli complementari

Il principale limite non è solo finanziario: molte PMI non dispongono di figure interne con le competenze necessarie per tradurre una strategia di decarbonizzazione in azioni concrete.

L’ESG Manager come coordinatore

L’ESG manager è un professionista con competenze trasversali in ambito ambientale, sociale e di governance. La figura, relativamente nuova, nasce dall’evoluzione di ruoli più tradizionali, come il responsabile CSR o l’HSE manager, ma ha un perimetro d'azione più ampio e si differenzia per la capacità di integrare la sostenibilità nella strategia aziendale, non solo come adempimento ma come leva di sviluppo.

L’ESG Manager:

- integra aspetti normativi e di governance,

- definisce roadmap coerenti,

- misura i progressi con indicatori chiari,

- comunica con trasparenza a clienti, partner e investitori.

Nel contesto odierno, l’ESG manager diventa una figura centrale per guidare l’azienda nel comprendere gli impatti delle normative, interpretare correttamente gli standard, dialogare con funzioni diverse (operations, finance, HR) e coordinare le attività di raccolta dati, valutazione dei rischi, stakeholder engagement e redazione di piani o bilanci ESG.

Abbiamo parlato del ruolo dell'ESG manager in questo articolo.

Ruoli complementari sempre più richiesti

Accanto all’ESG Manager emergono altre professionalità che rendono più efficace la transizione:

- Energy Manager: focalizzato su consumi, efficientamento energetico e gestione delle fonti rinnovabili.

- Sustainability Officer: con un approccio trasversale, coordina progetti di sostenibilità che toccano supply chain, prodotto e organizzazione.

- Data Analyst per la sostenibilità: elabora e monitora dati su emissioni, consumi e KPI ambientali, indispensabili per rendicontazioni e per l’accesso a finanziamenti.


Il modello fractional come soluzione accessibile per le PMI

Per una PMI è difficile assumere a tempo pieno queste figure, sia per costi sia per necessità limitate a progetti specifici. Il fractional management permette di accedere a competenze senior 1–3 giorni a settimana, mantenendo la flessibilità dei costi e adeguando l’impegno alla fase progettuale.

In sintesi: la transizione ecologica è questione di capitale umano oltre che finanziario. Saper accedere a competenze specialistiche, anche part-time, fa la differenza tra un piano teorico e un cambiamento reale.


Conclusione

La decarbonizzazione non è più un vincolo imposto dalle istituzioni europee, ma una leva di crescita. Le PMI stanno dimostrando apertura e iniziativa, ma restano ostacolate da:

- barriere finanziarie,

- carenza di competenze interne.

Per non rallentare, diventa decisivo combinare:

- disponibilità di finanziamenti,

- visione strategica,

- accesso a competenze ESG qualificate.

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FAQ

Quali sono i principali incentivi disponibili per la decarbonizzazione delle PMI?

Le imprese possono accedere a fondi PNRR, bandi europei, crediti d’imposta e strumenti di finanza agevolata. Spesso sono richiesti business plan e indicatori di sostenibilità misurabili.

Quali settori stanno accelerando di più?

L’agroalimentare è tra i comparti più attivi: la quota di imprese che vede la decarbonizzazione come opportunità è passata dal 50% del 2024 all’80% nel 2025 - BCG/Argos Wityu 2025

Quali competenze servono per avviare un percorso di decarbonizzazione?

Oltre all’ESG Manager, diventano rilevanti energy manager, sustainability officer e data analyst con focus ambientale.

Il modello fractional può essere applicato anche alla sostenibilità?

Sì: consente alle PMI di accedere a competenze manageriali qualificate senza un’assunzione full-time, calibrando l’impegno in base al progetto.


Fonti

BCG/Argos Wityu 2025 - https://argos.fund/wp-content/uploads/2025/06/ARGOS_CLIMATE_ACTION-X-BCG_2025.pdf

GreenReport 2025: https://www.greenreport.it/news/green-economy/57237-pmi-europee-la-decarbonizzazione-corre-ma-i-freni-restano-finanziari/

Agenda Digitale 2024: https://www.agendadigitale.eu/smart-city/climate-transition-barometer-2024/

Confindustria 2023: https://www.confindustria.it/wcm/connect/istituzionale/1c6c7806-5ab0-4a7d-9fcb-6a0c3e7b3e88/Rapporto+PMI+2023.pdf



18/08/2025