Innovazione 29/08/2025

Innovazione sostenibile per le PMI: dal prodotto ai processi

Le PMI italiane si trovano davanti a una sfida cruciale: innovare per restare competitive in mercati sempre più dinamici.

Non si tratta solo di introdurre nuove tecnologie, ma di ripensare prodotti, processi e modelli organizzativi in ottica sostenibile.

In questo articolo analizziamo i principali percorsi di innovazione per le PMI, le barriere che ne frenano l’adozione e il ruolo delle competenze manageriali nel trasformare l’innovazione in risultati concreti.

L'innovazione come leva competitiva per le PMI

L’innovazione è oggi la principale leva per rafforzare la competitività delle PMI.

Significa saper rispondere a mercati globali più esigenti, a clienti che richiedono soluzioni personalizzate e a normative sempre più stringenti su sostenibilità e tracciabilità.

Secondo ISTAT, le imprese innovative hanno performance migliori in termini di produttività e resilienza.

  • Le imprese innovative hanno livelli più elevati di produttività e mostrano una propensione all’export superiore rispetto a quelle non innovative.
  • Inoltre, le imprese che innovano sono risultate più resilienti di fronte agli shock economici recenti (pandemia, crisi energetica).

Per una PMI, questo vuol dire poter reggere la concorrenza internazionale e ridurre la dipendenza da pochi mercati o clienti. Innovare diventa quindi una condizione di sopravvivenza e crescita, non un’opzione accessoria.

È quindi necessario inserire l’innovazione come obiettivo chiave nel piano strategico aziendale, definendo risorse, responsabilità e tempi di attuazione.

Il contesto italiano: gap rispetto ad altri paesi europei

Le PMI italiane innovano meno della media europea e il divario è ancora più forte nelle piccole imprese e nel Mezzogiorno.

Nel triennio 2020-2022 solo il 58,6% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha realizzato attività innovative, contro una media UE vicina al 66% (ISTAT 2024, Report Innovazione Imprese 2020-2022). In Germania e Francia la quota supera i due terzi.

Il ritardo italiano è ancora più marcato tra le piccole imprese e nel Mezzogiorno, dove meno del 50% delle aziende ha intrapreso percorsi di innovazione.

In conclusione, per colmare il divario con i principali partner europei, le PMI italiane devono trattare l’innovazione come parte integrante della strategia di crescita, non come iniziativa occasionale.

L’innovazione nei diversi settori

L’innovazione non è distribuita in modo uniforme e varia molto tra industria e servizi.

Secondo il Report innovazione imprese 2020-2022 di ISTAT:  

  • nel manifatturiero oltre il 70% delle imprese ha innovato tra il 2020 e il 2022. Chimica e farmaceutica superano l’80%, mentre l’agroalimentare si ferma intorno al 60% con focus su qualità e tracciabilità;
  • nei servizi la quota scende al 59%, ma l’ICT raggiunge il 75%, contro valori molto più bassi di turismo e ristorazione.

Per le PMI, conoscere il proprio benchmark è il primo passo per definire interventi mirati.


Tipologie di innovazione per le PMI: quali sono e come funzionano

Si tende ad associare l’innovazione alla sola tecnologia, ma non è così. In realtà l’innovazione può assumere diverse forme - innovazione di prodotto, di processo, organizzativa, di marketing, di sostenibilità - ciascuna con obiettivi e risultati specifici. Conoscerle è il primo passo per scegliere dove investire risorse.

Innovazione di prodotto

Riguarda la creazione di un bene o servizio nuovo, oppure il miglioramento significativo di caratteristiche esistenti, come qualità, design e funzionalità. 

Nel triennio 2020-2022 il 32,8% delle imprese italiane ha introdotto innovazioni di prodotto (ISTAT 2024, Report Innovazione imprese 2020-2022).

Esempio: un’azienda agroalimentare che introduce packaging sostenibile e riciclabile.

Innovazione di processo

Consiste nell’introdurre cambiamenti nei metodi di produzione, logistica o gestione, con l’obiettivo di ridurre tempi, costi e sprechi.

È la forma più diffusa in Italia, adottata dal 53% delle imprese con almeno 10 addetti (ISTAT 2024 - Report innovazione imprese 2020-2022). 

Esempio: una PMI manifatturiera che digitalizza la supply chain per ridurre errori e ritardi.

Innovazione organizzativa e culturale

Comprende nuove pratiche di lavoro, governance più agile e cultura aziendale aperta al cambiamento.

Esempio: un’impresa che introduce lavoro agile e team interdisciplinari.

Innovazione di marketing

Riguarda nuovi canali distributivi, politiche di prezzo e comunicazione. 

Esempio: un’azienda di servizi che lancia un modello di abbonamento digitale per fidelizzare i clienti.

Innovazione sostenibile

Trasversale a tutte le altre, integra criteri ESG nella strategia aziendale.

Secondo GreenItaly, il 29% delle imprese che hanno investito nel green nel 2024 ha visto crescere la propria produzione contro il 22% delle imprese che non hanno investito (Rapporto GreenItaly 2024).

Esempio: un’impresa tessile che riduce l’uso di acqua e introduce certificazioni green.

Innovazione di prodotto: rispondere a mercati in rapida evoluzione

Nuovi prodotti e servizi a valore aggiunto

Le PMI che sviluppano nuovi prodotti hanno maggiore resilienza e capacità di differenziazione. Nel settore moda, ad esempio, innovare significa proporre collezioni sostenibili e personalizzate, mentre nell’agroalimentare significa introdurre prodotti salutistici e packaging riciclabile.

Integrazione di sostenibilità e digitale nei processi di sviluppo

Sempre più imprese uniscono sostenibilità e tecnologie digitali nello sviluppo di nuovi prodotti. Questo approccio migliora efficienza, riduce l’impatto ambientale e aumenta la fiducia di clienti e investitori.

Innovazione di processo: efficienza e resilienza come priorità

Digitalizzazione dei flussi produttivi e gestionali

La digitalizzazione consente di ottimizzare supply chain, logistica e processi interni. Secondo ISTAT, le imprese che adottano tecnologie digitali ottengono una riduzione dei costi operativi e una migliore capacità di adattamento (Rapporto Annuale ISTAT 2023).

Industria 4.0 e adozione graduale di tecnologie abilitanti

L’adozione di soluzioni 4.0 rimane limitata nelle piccole imprese, meno del 20%, contro oltre il 40% delle medio-grandi (ISTAT 2024). Le PMI che intraprendono percorsi graduali, basati su progetti pilota, riducono i rischi e favoriscono l’apprendimento organizzativo.


Digitalizzazione: il livello delle PMI italiane 

La digitalizzazione è un indicatore chiave della competitività delle imprese.

Secondo ISTAT, nel 2024 il 70,4% delle PMI italiane ha raggiunto un livello “base” di digitalizzazione (almeno quattro attività digitali su dodici del DII, Digital Intensity Index), mentre solo il 26,1% si colloca su un livello “almeno alto”.

Per confronto, tra le grandi imprese la quota sale rispettivamente al 97,8% e all’83,1%

L’analisi mostra come le PMI abbiano compiuto progressi nell’adozione di strumenti digitali essenziali, ma restino indietro sull’uso avanzato.

Alcuni esempi:

  • L’accesso remoto a posta elettronica e software aziendali è passato dal 73,2% del 2022 al 76,9% nel 2024, con valori più bassi nel Mezzogiorno.
  • Il 20,4% delle PMI con almeno 10 addetti ha effettuato vendite online, che rappresentano il 16,9% del fatturato.
  • Le misure di sicurezza informatica più diffuse (backup dei dati, autenticazione a più fattori, firewall) sono adottate da circa un terzo delle PMI, con crescita rispetto al 2022.

Il quadro che emerge è di una trasformazione a due velocità: gran parte delle PMI si limita a strumenti di base, mentre solo una minoranza riesce a integrare il digitale in modo strategico. Questo divario si traduce in differenze di efficienza, accesso ai mercati esteri e capacità di adattarsi a crisi improvvise.

In conclusione, i dati confermano che la priorità per le PMI italiane non è più avviare la digitalizzazione, ma consolidarla e portarla a un livello più avanzato, così da ridurre il divario con le grandi imprese e con i partner europei.


Le sfide delle PMI italiane nell’innovazione

Innovare è essenziale per la competitività, ma per molte PMI italiane resta un percorso complesso. Le difficoltà principali riguardano risorse, competenze e capacità di trasformare progetti isolati in strategie durature. Comprendere questi ostacoli è il primo passo per affrontarli.

Limiti finanziari e di competenze

Dati ISTAT mostrano che i principali ostacoli sono legati alla scarsità di risorse, sia finanziarie che umane.

  • il 27% delle imprese segnala come ostacolo i costi troppo elevati: investire in nuove tecnologie, formazione o ricerca significa immobilizzare capitali che scarseggiano, soprattutto in fasi di incertezza economica.
  • il 23% cita la mancanza di personale qualificato: la carenza di competenze tecniche limita la capacità di adottare strumenti complessi come IoT, intelligenza artificiale o automazione avanzata. 

Il risultato è un ritardo accumulato rispetto ai competitor internazionali, che rende difficile scalare i mercati o differenziare l’offerta. 

Per superare il blocco costi-competenze, le PMI devono combinare diverse misure: incentivi pubblici, collaborazione con centri di ricerca, formazione del personale e/o integrazione di competenze esterne subito disponibili.

Il rischio di frammentazione degli interventi

Molte PMI avviano iniziative scollegate, spinte da opportunità di finanziamento o urgenze contingenti. Questo porta a progetti isolati, difficili da integrare nei processi e incapaci di produrre un vantaggio competitivo duraturo.
Un gestionale introdotto senza revisione dei flussi o un macchinario acquistato senza piani di formazione sono esempi frequenti.

Per evitarlo, serve una roadmap di innovazione:
  • stabilire priorità,
  • coordinare progetti
  • monitorarne i risultati. 

Difficoltà nell’attrarre talenti e manager esperti

Le PMI italiane faticano a competere con le grandi aziende nell’attrazione di profili qualificati.

  • Da un lato, vi è una crescente carenza di competenze digitali e tecniche, particolarmente rilevante nelle aree meno industrializzate.
  • Dall'altro, gli stipendi più bassi, le prospettive di carriera limitate e la minore visibilità riducono l’appeal delle PMI per giovani talenti e manager con esperienza.
Questo limita la capacità di gestire progetti complessi e di scalare l’innovazione. Le aziende possono reagire rafforzando i percorsi di formazione interna, creando partnership con università e introducendo risorse esterne già formate - sia manageriali che tecniche - che rendono accessibili competenze non presenti all'interno.

Trovare le competenze necessarie a innovare, paradossalmente, può richiedere soluzioni innovative da un punto di vista organizzativo, come il ricorso a manager e tecnici in outsourcing, con modalità di collaborazione flessibili.

Dal progetto alla governance: il ruolo delle competenze manageriali

Le PMI che riescono a trasformare l’innovazione in risultati concreti hanno una caratteristica comune: una governance chiara. Senza guida strategica, anche i migliori progetti rischiano di disperdersi. Con un approccio manageriale strutturato, invece, l’innovazione diventa parte integrante del business.

Perché serve un approccio strategico 

Un progetto isolato può portare benefici temporanei, ma non cambia la traiettoria di un’impresa. L’innovazione deve essere pianificata e monitorata con obiettivi chiari, KPI di riferimento e revisione periodica.

Questo consente di valutare i ritorni, correggere la rotta e consolidare i progressi.

Trattare l’innovazione come investimento strategico permette di integrare nuove soluzioni nei processi e costruire vantaggi competitivi duraturi.

L’importanza di integrare innovazione e sostenibilità nel core business

Innovazione e sostenibilità diventano efficaci quando si incontrano.

Integrare criteri ESG nel cuore del business significa accedere più facilmente a fondi, rafforzare la reputazione e ridurre rischi futuri. Non si tratta solo di responsabilità sociale, ma di un fattore di competitività che apre mercati e attrae investitori.

In sostanza, unire innovazione e sostenibilità rende le PMI più solide nel medio-lungo periodo.

Il contributo di fractional manager esperti per guidare l’innovazione

Un Innovation Manager di alto livello spesso è fuori portata per una PMI, ma modelli flessibili come il fractional management consentono di colmare questo gap.

Il fractional manager è un professionista esperto ingaggiato in modalità part-time, per pochi giorni a settimana. Porta metodo, capacità di esecuzione e risultati misurabili, senza appesantire la struttura aziendale e lasciando all'impresa la libertà di scegliere quando farvi ricorso e per quanto tempo.

L'inserimento per pochi giorni a settimana di un fractional Innovation Manager consente alla PMI di affrontare l’innovazione con continuità e in modo strutturato. 


Conclusione

Le PMI italiane hanno davanti una scelta netta: trattare l’innovazione come leva strutturale o rischiare di restare indietro. I dati ISTAT e i rapporti GreenItaly mostrano che chi innova in più dimensioni - prodotto, processo, organizzazione e sostenibilità - ottiene performance superiori in produttività e resilienza. 

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FAQ


Qual è il tipo di innovazione più diffuso tra le PMI italiane?

Secondo ISTAT, l’innovazione di processo è la più frequente, adottata dal 53% delle imprese con almeno 10 addetti nel triennio 2020-2022.

Perché molte PMI italiane faticano a innovare?

Le barriere principali sono la mancanza di risorse finanziarie, la carenza di competenze e la frammentazione degli interventi.

Come può una PMI avviare un percorso di innovazione sostenibile?

Definendo obiettivi chiari, introducendo gradualmente soluzioni digitali e green, affidandosi a manager esperti per guidare il processo.

Glossario

  • ESG: criteri ambientali, sociali e di governance usati per misurare la sostenibilità di un’impresa.
  • Industria 4.0: indica l’insieme di tecnologie digitali applicate ai processi produttivi, come Internet of Things, intelligenza artificiale e robotica.
  • DII: Digital Intensity Index, misura l'uso di diverse tecnologie digitali a livello aziendale. 


Fonti

ISTAT, Rapporto annuale 2023: https://www.istat.it/storage/rapporto-annuale/2023/Capitolo-4.pdf

ISTAT 2024, Report innovazione imprese 2020-2022: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/11/REPORT_INNOVAZIONE-IMPRESE_2020_2022-REV-21_11.pdf

Unioncamere, Rapporto GreenItaly 2024: https://www.unioncamere.gov.it/sites/default/files/articoli/2024-10/Greenitaly%202024.pdf

ISTAT, Imprese e ICT anno 2024: https://www.istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2024/



29/08/2025