Innovazione sostenibile per le PMI: dal prodotto ai processi
Le PMI italiane si trovano davanti a una sfida cruciale: innovare per restare competitive in mercati sempre più dinamici.
Non si tratta solo di introdurre nuove tecnologie, ma di ripensare prodotti, processi e modelli organizzativi in ottica sostenibile.
In questo articolo analizziamo i principali percorsi di innovazione per le PMI, le barriere che ne frenano l’adozione e il ruolo delle competenze manageriali nel trasformare l’innovazione in risultati concreti.
L'innovazione come leva competitiva per le PMI
L’innovazione è oggi la principale leva per rafforzare la competitività delle PMI.
Significa saper rispondere a mercati globali più esigenti, a clienti che richiedono soluzioni personalizzate e a normative sempre più stringenti su sostenibilità e tracciabilità.
Secondo ISTAT, le imprese innovative hanno performance migliori in termini di produttività e resilienza.
- Le imprese innovative hanno livelli più elevati di produttività e mostrano una propensione all’export superiore rispetto a quelle non innovative.
- Inoltre, le imprese che innovano sono risultate più resilienti di fronte agli shock economici recenti (pandemia, crisi energetica).
Per una PMI, questo vuol dire poter reggere la concorrenza internazionale e ridurre la dipendenza da pochi mercati o clienti. Innovare diventa quindi una condizione di sopravvivenza e crescita, non un’opzione accessoria.
È quindi necessario inserire l’innovazione come obiettivo chiave nel piano strategico aziendale, definendo risorse, responsabilità e tempi di attuazione.
Il contesto italiano: gap rispetto ad altri paesi europei
Le PMI italiane innovano meno della media europea e il divario è ancora più forte nelle piccole imprese e nel Mezzogiorno.
Nel triennio 2020-2022 solo il 58,6% delle imprese italiane con almeno 10 addetti ha realizzato attività innovative, contro una media UE vicina al 66% (ISTAT 2024, Report Innovazione Imprese 2020-2022). In Germania e Francia la quota supera i due terzi.
Il ritardo italiano è ancora più marcato tra le piccole imprese e nel Mezzogiorno, dove meno del 50% delle aziende ha intrapreso percorsi di innovazione.
In conclusione, per colmare il divario con i principali partner europei, le PMI italiane devono trattare l’innovazione come parte integrante della strategia di crescita, non come iniziativa occasionale.
L’innovazione nei diversi settori
L’innovazione non è distribuita in modo uniforme e varia molto tra industria e servizi.
Secondo il Report innovazione imprese 2020-2022 di ISTAT:
- nel manifatturiero oltre il 70% delle imprese ha innovato tra il 2020 e il 2022. Chimica e farmaceutica superano l’80%, mentre l’agroalimentare si ferma intorno al 60% con focus su qualità e tracciabilità;
- nei servizi la quota scende al 59%, ma l’ICT raggiunge il 75%, contro valori molto più bassi di turismo e ristorazione.
Per le PMI, conoscere il proprio benchmark è il primo passo per definire interventi mirati.
Tipologie di innovazione per le PMI: quali sono e come funzionano
Si tende ad associare l’innovazione alla sola tecnologia, ma non è così. In realtà l’innovazione può assumere diverse forme - innovazione di prodotto, di processo, organizzativa, di marketing, di sostenibilità - ciascuna con obiettivi e risultati specifici. Conoscerle è il primo passo per scegliere dove investire risorse.
Innovazione di prodotto
Riguarda la creazione di un bene o servizio nuovo, oppure il miglioramento significativo di caratteristiche esistenti, come qualità, design e funzionalità.
Nel triennio 2020-2022 il 32,8% delle imprese italiane ha introdotto innovazioni di prodotto (ISTAT 2024, Report Innovazione imprese 2020-2022).
Esempio: un’azienda agroalimentare che introduce packaging sostenibile e riciclabile.
Innovazione di processo
Consiste nell’introdurre cambiamenti nei metodi di produzione, logistica o gestione, con l’obiettivo di ridurre tempi, costi e sprechi.
È la forma più diffusa in Italia, adottata dal 53% delle imprese con almeno 10 addetti (ISTAT 2024 - Report innovazione imprese 2020-2022).
Esempio: una PMI manifatturiera che digitalizza la supply chain per ridurre errori e ritardi.
Innovazione organizzativa e culturale
Comprende nuove pratiche di lavoro, governance più agile e cultura aziendale aperta al cambiamento.
Esempio: un’impresa che introduce lavoro agile e team interdisciplinari.
Innovazione di marketing
Riguarda nuovi canali distributivi, politiche di prezzo e comunicazione.
Esempio: un’azienda di servizi che lancia un modello di abbonamento digitale per fidelizzare i clienti.
Innovazione sostenibile
Trasversale a tutte le altre, integra criteri ESG nella strategia aziendale.
Secondo GreenItaly, il 29% delle imprese che hanno investito nel green nel 2024 ha visto crescere la propria produzione contro il 22% delle imprese che non hanno investito (Rapporto GreenItaly 2024).
Esempio: un’impresa tessile che riduce l’uso di acqua e introduce certificazioni green.
Innovazione di prodotto: rispondere a mercati in rapida evoluzione
Nuovi prodotti e servizi a valore aggiunto
Le PMI che sviluppano nuovi prodotti hanno maggiore resilienza e capacità di differenziazione. Nel settore moda, ad esempio, innovare significa proporre collezioni sostenibili e personalizzate, mentre nell’agroalimentare significa introdurre prodotti salutistici e packaging riciclabile.
Integrazione di sostenibilità e digitale nei processi di sviluppo
Sempre più imprese uniscono sostenibilità e tecnologie digitali nello sviluppo di nuovi prodotti. Questo approccio migliora efficienza, riduce l’impatto ambientale e aumenta la fiducia di clienti e investitori.
Innovazione di processo: efficienza e resilienza come priorità
Digitalizzazione dei flussi produttivi e gestionali
La digitalizzazione consente di ottimizzare supply chain, logistica e processi interni. Secondo ISTAT, le imprese che adottano tecnologie digitali ottengono una riduzione dei costi operativi e una migliore capacità di adattamento (Rapporto Annuale ISTAT 2023).
Industria 4.0 e adozione graduale di tecnologie abilitanti
L’adozione di soluzioni 4.0 rimane limitata nelle piccole imprese, meno del 20%, contro oltre il 40% delle medio-grandi (ISTAT 2024). Le PMI che intraprendono percorsi graduali, basati su progetti pilota, riducono i rischi e favoriscono l’apprendimento organizzativo.
Digitalizzazione: il livello delle PMI italiane
La digitalizzazione è un indicatore chiave della competitività delle imprese.
Secondo ISTAT, nel 2024 il 70,4% delle PMI italiane ha raggiunto un livello “base” di digitalizzazione (almeno quattro attività digitali su dodici del DII, Digital Intensity Index), mentre solo il 26,1% si colloca su un livello “almeno alto”.
Per confronto, tra le grandi imprese la quota sale rispettivamente al 97,8% e all’83,1%
L’analisi mostra come le PMI abbiano compiuto progressi nell’adozione di strumenti digitali essenziali, ma restino indietro sull’uso avanzato.
Alcuni esempi:
- L’accesso remoto a posta elettronica e software aziendali è passato dal 73,2% del 2022 al 76,9% nel 2024, con valori più bassi nel Mezzogiorno.
- Il 20,4% delle PMI con almeno 10 addetti ha effettuato vendite online, che rappresentano il 16,9% del fatturato.
- Le misure di sicurezza informatica più diffuse (backup dei dati, autenticazione a più fattori, firewall) sono adottate da circa un terzo delle PMI, con crescita rispetto al 2022.
Il quadro che emerge è di una trasformazione a due velocità: gran parte delle PMI si limita a strumenti di base, mentre solo una minoranza riesce a integrare il digitale in modo strategico. Questo divario si traduce in differenze di efficienza, accesso ai mercati esteri e capacità di adattarsi a crisi improvvise.
In conclusione, i dati confermano che la priorità per le PMI italiane non è più avviare la digitalizzazione, ma consolidarla e portarla a un livello più avanzato, così da ridurre il divario con le grandi imprese e con i partner europei.
Le sfide delle PMI italiane nell’innovazione
Innovare è essenziale per la competitività, ma per molte PMI italiane resta un percorso complesso. Le difficoltà principali riguardano risorse, competenze e capacità di trasformare progetti isolati in strategie durature. Comprendere questi ostacoli è il primo passo per affrontarli.
Limiti finanziari e di competenze
Dati ISTAT mostrano che i principali ostacoli sono legati alla scarsità di risorse, sia finanziarie che umane.
- il 27% delle imprese segnala come ostacolo i costi troppo elevati: investire in nuove tecnologie, formazione o ricerca significa immobilizzare capitali che scarseggiano, soprattutto in fasi di incertezza economica.
- il 23% cita la mancanza di personale qualificato: la carenza di competenze tecniche limita la capacità di adottare strumenti complessi come IoT, intelligenza artificiale o automazione avanzata.
Il risultato è un ritardo accumulato rispetto ai competitor internazionali, che rende difficile scalare i mercati o differenziare l’offerta.
Per superare il blocco costi-competenze, le PMI devono combinare diverse misure: incentivi pubblici, collaborazione con centri di ricerca, formazione del personale e/o integrazione di competenze esterne subito disponibili.
Il rischio di frammentazione degli interventi
- stabilire priorità,
- coordinare progetti
- monitorarne i risultati.
Difficoltà nell’attrarre talenti e manager esperti
- Da un lato, vi è una crescente carenza di competenze digitali e tecniche, particolarmente rilevante nelle aree meno industrializzate.
- Dall'altro, gli stipendi più bassi, le prospettive di carriera limitate e la minore visibilità riducono l’appeal delle PMI per giovani talenti e manager con esperienza.
Dal progetto alla governance: il ruolo delle competenze manageriali
Perché serve un approccio strategico
Questo consente di valutare i ritorni, correggere la rotta e consolidare i progressi.
L’importanza di integrare innovazione e sostenibilità nel core business
Integrare criteri ESG nel cuore del business significa accedere più facilmente a fondi, rafforzare la reputazione e ridurre rischi futuri. Non si tratta solo di responsabilità sociale, ma di un fattore di competitività che apre mercati e attrae investitori.
Il contributo di fractional manager esperti per guidare l’innovazione
Conclusione
FAQ
Glossario
- ESG: criteri ambientali, sociali e di governance usati per misurare la sostenibilità di un’impresa.
- Industria 4.0: indica l’insieme di tecnologie digitali applicate ai processi produttivi, come Internet of Things, intelligenza artificiale e robotica.
- DII: Digital Intensity Index, misura l'uso di diverse tecnologie digitali a livello aziendale.
Fonti
ISTAT, Rapporto annuale 2023: https://www.istat.it/storage/rapporto-annuale/2023/Capitolo-4.pdf
ISTAT 2024, Report innovazione imprese 2020-2022: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/11/REPORT_INNOVAZIONE-IMPRESE_2020_2022-REV-21_11.pdf
Unioncamere, Rapporto GreenItaly 2024: https://www.unioncamere.gov.it/sites/default/files/articoli/2024-10/Greenitaly%202024.pdf
ISTAT, Imprese e ICT anno 2024: https://www.istat.it/comunicato-stampa/imprese-e-ict-anno-2024/