Management 30/04/2025

Temporary Manager: il modello italiano alla luce dei dati europei INIMA 2025

Qual è oggi il ruolo del Temporary Manager nelle PMI italiane? Quanto pesa la componente part-time (fractional) rispetto al modello più tradizionale full-time? E quali sono le tendenze in atto?

Secondo il Rapporto INIMA 2025 - che analizza il mercato del Temporary Management - questo modello si conferma una leva organizzativa rilevante e in continua evoluzione in tutta Europa.

L’articolo propone un confronto tra il contesto europeo e il modello italiano, mettendo in luce le principali tendenze emerse.

Dall’analisi risulta che il modello italiano si distingue per la forte diffusione della formula part-time, la prevalenza tra le PMI e la durata degli incarichi superiore alla media europea. Queste caratteristiche evidenziano una forma di Temporary Management che risponde ai bisogni di sostenibilità, flessibilità e competenze delle PMI italiane.




Introduzione

Le imprese italiane, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, si trovano a navigare in un contesto operativo sempre più complesso. Pressioni esterne, limiti strutturali interni e trasformazioni continue - dalla digitalizzazione alla sostenibilità - impongono scelte organizzative rapide e intelligenti.

È in questo scenario che il Temporary Manager continua a rappresentare una figura chiave. Non solo per gestire transizioni delicate o colmare assenze, ma con un ruolo sempre più di agente della trasformazione, per avviare progetti, rafforzare competenze strategiche e guidare il cambiamento.

Per definizione, il Temporary (o Interim) Manager è un professionista con esperienza consolidata che assume incarichi a tempo determinato in azienda. Il suo apporto può avvenire a tempo pieno o in modalità fractional, ovvero part-time, per alcune giornate alla settimana: una formula adottata soprattutto dalle PMI, in quanto consente di accedere a competenze di alto livello con costi sostenibili e senza impegni a lungo termine.

Il nuovo rapporto INIMA 2025 fotografa il settore a livello europeo, mettendo a confronto dati, tendenze e specificità nazionali. L’Italia, anche quest’anno, si distingue per una presenza significativa del modello fractional tra le PMI e per alcune caratteristiche peculiari che vale la pena approfondire.


Perché le PMI italiane si affidano sempre di più ai Temporary Manager

In Italia, il Temporary Management trova applicazione soprattutto nelle PMI

Lo dimostra un dato su tutti: infatti, secondo il rapporto INIMA, il 44% degli incarichi temporanei è svolto in aziende con meno di 100 dipendenticontro una media europea del 27%.

Questo dato suggerisce che il modello del Temporary Management risponde a esigenze ben precise delle PMI italiane, tra cui:

  • accesso a competenze manageriali qualificate senza dover sostenere i costi di un’assunzione a tempo indeterminato;
  • possibilità di attivare l’intervento solo per un periodo definito e su obiettivi specifici;
  • supporto nella gestione di fasi critiche o nella strutturazione di nuove funzioni interne.

In questo scenario, il Temporary Manager diventa sempre più un alleato per affrontare momenti di crisi e incertezza o evoluzioni strategiche. L’adozione diffusa del modello temporary è segno di una domanda solida, generata da una carenza di competenze manageriali interne adeguate per rispondere a tali necessità.

A completare il quadro offerto dal Rapporto INIMA, contribuiscono le evidenze dell’Osservatorio 4.Manager che ha messo in luce due dinamiche complementari:

  • dal lato della domanda, emerge come quasi 8 imprese su 10 fatichino a reperire le competenze manageriali “giuste”;
  • dal lato dell’offerta, lo studio evidenzia come la crescita del fenomeno Temporary e Fractional non sia solo effetto di una maggiore richiesta, ma anche di una più ampia disponibilità dei manager e dirigenti verso incarichi flessibili. La PMI è considerata sempre meno una “seconda scelta”, e il passaggio da grandi a piccole imprese risponde a nuove esigenze, tra cui il bilanciamento tra vita professionale e personale.


Identikit del Temporary Manager in Italia 

Il Temporary Manager italiano ha un’identità ben riconoscibile, che si conferma anche nell’edizione 2025 del rapporto INIMA.

Si tratta di una figura professionale con una solida esperienza alle spalle, spesso maturata in ruoli apicali all’interno di aziende strutturate, prima della transizione alla carriera “interim”.

Secondo i dati dell'ultimo rapporto INIMA:

  • l’età media è di 57,8 anni
  • l’esperienza media nel settore è di 7,3 anni 
  • nell'11% dei casi è donna (dato più che raddoppiato dal 2020)
  • il 36% opera in ruoli di alta dirigenza (CFO, COO, CMO, etc.)
  • il 19% ricopre incarichi da CEO o General Manager
  • il 6% è membro di Board

Questi dati sono coerenti con quanto sappiamo da altri studi: il Temporary Manager è un profilo senior, con un approccio orientato ai risultati e una forte capacità di adattamento ai contesti aziendali. Le caratteristiche personali più apprezzate e ricercate dalle aziende, secondo l’esperienza diretta degli operatori del settore, sono: la visione strategica, la leadership operativa, la capacità di inserirsi rapidamente in ambienti non sempre strutturati.


Le aree di competenza dei temporary manager in Italia

Le principali aree di competenza riguardano:

  • General Management / Board (30,9%)
  • Operations (19,8%)
  • Finanza e controllo (9,9%)
  • IT (6,2%)
  • Risorse Umane (6,2%)
  • Vendite (6,2%)
Rispetto al quadro europeo, spiccano le competenze in ambito "Operations", nettamente più rilevanti. In Italia, la componente manifatturiera del tessuto imprenditoriale continua a richiedere competenze legate alla produzione, all’efficienza interna e alla gestione del cambiamento.

Quanto ai settori, il report segnala che i principali ambiti di applicazione per il Temporary Management in Europa sono meccanica, industria, automotive, IT e alimentare.  Anche in Italia, per caratteristiche del tessuto imprenditoriale, questi settori rappresentano aree di forte domanda, in particolare tra le PMI manifatturiere.


Ambiti prioritari di intervento

Dal report INIMA emergono i diversi ambiti su cui sono chiamati a intervenire i Temporary e Fractional Manager in Europa. Qui li raggruppiamo in tre macro-aree concettuali, per restituire una visione più strutturata delle priorità operative.

  • Cambiamento organizzativo e ottimizzazione dei processi: Change Management e Process Optimization sono i due temi nettamente più ricorrenti. Questo conferma che l’esigenza più urgente per le imprese è adattarsi rapidamente a nuovi scenari, migliorando l’efficienza e modificando la struttura operativa. Queste richieste sono segnali di una trasformazione continua: digitalizzazione, sostenibilità, nuove abitudini di consumo, necessitano di una revisione profonda dei processi. In questi casi, il Temporary Manager è scelto per guidare il cambiamento con metodo e competenza, non solo per presidiare la continuità.
  • Gestione integrata di progetti complessi: seguono Project Management, General Management e Business Development. Sono ambiti dove alle competenze specialistiche si affianca la capacità di visione e coordinamento. Qui il temporary manager opera come figura ponte tra strategia e operatività, con un ruolo “da dentro”, non consulenziale. Questo tipo di incarico è tipico delle PMI in crescita o in fase di riorganizzazione, dove l’imprenditore ha bisogno di una guida di fiducia temporanea ma efficace.
  • Aree funzionali strategiche e esigenze specifiche: meno frequenti, ma presenti tra gli incarichi assegnati sono quelli relativi alle Vendite, IT, Finance, HR, Turnaround, Riduzione di costi, M&A, Supply chain, Internazionalizzazione. Queste richieste indicano che il Temporary Manager è visto come soluzione chiave per interventi ad alto impatto funzionale, soprattutto dove serve mettere in sicurezza l’azienda, aprire nuovi mercati o strutturare aree chiave.
In sintesi, le aziende europee non cercano solo “sostituti” o “traghettatori”, ma figure in grado di:

  • guidare il cambiamento,
  • ottimizzare l’esistente,
  • strutturare una funzione o un processo,
  • accelerare progetti che altrimenti resterebbero solo sulla carta.
Il temporary manager oggi è prioritariamente un agente di trasformazione.


Le peculiarità del modello italiano

Il modello del Temporary Management è diffuso in tutta Europa, ma assume caratteristiche differenti da Paese a Paese. In Italia, il quadro emerso dal report INIMA 2025 evidenzia alcune peculiarità interessanti rispetto agli altri mercati.

Tra gli elementi più rilevanti:

  • Modalità part-time: il 51% degli incarichi in Italia si svolge con una formula part-time. Solo la Spagna presenta una percentuale più alta. In Paesi del Nord Europa, invece, la maggior parte dei manager temporary opera a tempo pieno. Il rapporto segnala chiaramente che nei Paesi dell’Europa meridionale - Italia e Spagna in particolare - il modello fractional, ossia part-time, rappresenta una risposta concreta alla struttura snella delle imprese e alla necessità di contenere i costi fissi, senza rinunciare alla qualità della governance. Questa modalità è particolarmente adatta al contesto delle PMI, che spesso non richiedono una presenza quotidiana ma continuativa. Il modello fractional permette di accedere a competenze manageriali di alto profilo senza impegnare budget e risorse su base full-time, rendendo più sostenibile anche l’ingaggio a lungo termine.
  • Durata degli incarichi: in Italia un incarico di Temporary Management dura in media 14,1 mesi, contro una media europea di 11,5 mesi. È un indicatore chiaro della fiducia che le imprese italiane ripongono in questo tipo di collaborazione, e della propensione a integrarla stabilmente nei processi di sviluppo e riorganizzazione: questo tipo di collaborazione viene percepita sempre meno come una risposta a un’urgenza, e sempre più cqme leva stabile di sviluppo e trasformazione.
  • Composizione delle imprese clienti: come accennato precedentemente, il 44% degli incarichi è svolto in aziende con meno di 100 dipendenti - contro una media europea del 27% - mentre il 22% ricade nella fascia tra 101 e 250. Sono percentuali che confermano come in Italia il Temporary Management trovi il suo spazio naturale soprattutto nelle PMI e nelle imprese a conduzione familiare, molto più che nelle grandi corporation.
  • Anche la modalità di attivazione degli incarichi riflette una specificità del contesto italiano. Secondo il report, il canale prevalente resta il network personale del manager, confermando un mercato in evoluzione ma ancora fortemente basato sulla relazione diretta, più che su canali strutturati. 


Uno sguardo al futuro: opportunità e cambiamenti

Il contesto in cui si muove oggi il Temporary Management è in trasformazione. Il rapporto INIMA 2025 lo descrive come un mercato in evoluzione, dove le imprese cercano risposte sempre più mirate a esigenze complesse, e dove i professionisti sono chiamati ad affinare il proprio posizionamento.

Tra le tendenze segnalate dai manager intervistati nel report INIMA 2025, emergono alcune priorità che riflettono le sfide percepite e le competenze ritenute oggi più strategiche. In particolare:

  • una domanda crescente di specializzazione in ambiti come intelligenza artificiale, sostenibilità e gestione del rischio
  • la consapevolezza dell’importanza della formazione continua per restare competitivi
  • la necessità di differenziarsi e di comunicare in modo chiaro il proprio valore sul mercato


Conclusione

Il Temporary Management si sta consolidando come una risposta strutturale, non emergenziale, alle esigenze di cambiamento delle aziende italiane e in particolare delle PMI. I dati del rapporto INIMA 2025 confermano una progressiva maturazione del modello: incarichi più lunghi, ampia diffusione di modelli flessibili (incarichi part-time), coinvolgimento su progetti strategici e processi di trasformazione.

Oggi, il Temporary o Fractional Manager non è solo una figura “di passaggio”, ma un agente di cambiamento che porta competenze, metodo e capacità di adattamento. Per le imprese italiane, in particolare quelle a struttura snella o in fase di riorganizzazione, rappresenta un’opportunità concreta per rafforzare la leadership, "mettere a terra" progetti e affrontare la complessità con maggiore consapevolezza. E sempre più spesso viene coinvolto per costruire, non solo per “gestire”

In un contesto ancora frammentato ma in evoluzione, capire come funziona davvero questo modello può aiutare imprenditori, direttori HR e professionisti a riconoscere le opportunità che offre e a utilizzarlo in modo consapevole, al momento giusto.

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30/04/2025